Straordinari

2009 ottobre 22

Il pensiero che più mi eccita, mentre apri la porta, è che domani sentirai il mio odore. Che ti ricorderai di come mi hai scopata sulla scrivania mentre ti siedi di fronte al computer.

Le ombre sono invertebrate, le luci si accendono rincorrendosi livide e tu mi prendi per mano, trascinandomi giù dai gradini che portano al tuo ufficio con tanta forza da farmi quasi sbattere contro uno scaffale. Se si aprisse, qui volerebbero fogli lenti e le penne rotolerebbero sul pavimento abbracciate al loro inchiostro mentre il resto della cancelleria rimarrebbe a guardare. Ma tu mi riprendi per mano e mi attiri contro di te, facendomi sentire il tuo respiro veloce correre sulla faccia. Conosco quello sguardo. E’ lo sguardo che hai quando non c’è più spazio per il pensieri ma solo per il sangue che ti scorre dentro e ti eccita il cazzo, che sento premere contro di me da sotto i tuoi pantaloni.

Non hai voglia di perdere tempo adesso, vuoi solo finire il lavoro che hai iniziato con me.

Mi prendi i fianchi, sollevandomi la maglietta, e affondi nel caldo della mia pelle con tutte e due le mani, baciandomi per poi allontanarti a guardarmi e riprendermi di nuovo, quando la tua lingua scende sul mio collo e la gonna si contrae risalendo sulle mie gambe. E mentre i denti si confondono con le labbra, le tue dita afferrano strette i miei capelli. E ora devo pagare con la mia resa l’impazienza che mi ha fatta arrivare qui dopo l’orario d’ufficio, a trattenerti per un lavoro straordinario.

Non sono nient’altro che una pratica da sbrigare per avere un premio in produttività.

Mi giri fronte-retro, facendomi appoggiare con le mani e poi schiacciandomi il busto sulla tua scrivania, facendomi piegare finché non sono costretta ad aprire le gambe il respiro non inizia a balbettare. Nell’attesa della tua prossima mossa, nei pochi secondi in cui pensi a come ottimizzare il profitto e analizzi il calore di ogni centimetro del mio corpo. Nella tensione metallica di sapere che qualcuno potrebbe vederci e che tutta questa stanza sarà testimone della nostra scopata. In questo momento, io sento la mia carne dilatarsi in un urlo muto per dirti quanto ti voglio.

E tu vieni a nutrire la mia fame con le tue dita che frugano cieche sotto le mie mutandine sottili e corrono e strizzano la mia carne umida mentre altre dita mi tirano di nuovo i capelli, mordono il mio culo e di nuovo la mia fica con piccoli schiaffi, prima di infilarsi dentro di me, tutte e tre, insieme. Quelle tre dita che mi allargano e mentre mi riempiono mi fanno sentire sempre più vuota, che ne voglio ancora, che voglio il tuo cazzo fuori dal tuo completo grigio e dentro di me e per non farmi urlare le infili nella mia bocca, facendomi succhiare il mio sapore caldo. E io non posso fare a meno di morderle per mettermi a tacere mentre mi abbassi gli slip fradici fino alle ginocchia e affondi dentro me, arrivandomi dritto nel cervello, rendendomi folle, costringendomi a chiudere gli occhi, a sentire i miei seni che si strabuzzano increduli nella tua stretta e la mia fica che si racchiude gelosa attorno al tuo cazzo.

E mi fotti, mi fotti in mezzo ai tuoi colleghi assenti sulle poltrone vuote, mi fotti di fronte all’appendiabiti spoglio, mi fotti in una stampa incontrollata di piacere sulla mia carne, di labbra che si mordono, di gole che gemono, di corpi che godono, di scale di grigio e colori che si mischiano, che s’impastano e si confondono l’uno con l’altro e schizzano, confusi in un orgasmo più lungo e bagnato del solito, anche quello, straordinario.

La stoffa liscia della tua cravatta mi lecca la schiena, mentre ti sfili da me e sistemi la camicia nei pantaloni. Hai finito quello che dovevi fare e te ne vai, lasciandomi arruffata ad ansimare e le chiavi per chiudere l’ufficio.

Te le ridarò quando ci rivedremo a casa, mi serve giusto il tempo di sistemarmi.

E il pensiero che più mi eccita, mentre chiudi la porta, è che domani mattina vedrai ancora l’urlo del mio orgasmo, imprigionato nel nero del tuo monitor spento.

Altri pensieri:

  1. Andrea Dragone permalink
    ottobre 22, 2009

    Wow! Mozzafiato!

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  2. groucho permalink
    ottobre 22, 2009

    Sono capitato qui cliccando sulla segnalazione del premio miglior blog erotico su macchianera. Questo post è il frutto di fantasie o resoconto di vita reale? Mostra guizzi e dinamica e il primo pensiero che evoca come una coperta sulle spalle è che si dovrebbe rivendicare questi dettagli di una vita che dovremmo vivere più spesso.

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  3. ottobre 22, 2009

    @Andrea: grazie!
    @Groucho: (bel nick!) wow… non sono nè l’uno nè l’altro… frammenti di vita reale che si incollano con la fantasia
    So*

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  4. vicozzarecords permalink
    ottobre 22, 2009

    Ciao sO!
    A parte il fatto che quel che scrivi è tutto moloto eccitante, e mi piace.
    Mi piace ancor di più il COME scrivi, come descirvi le situazioni, come fai i paragoni e anche i termini che utilizzi.

    Per me sei una grande scrittrice!

    Ciao ciao!!!

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  5. fantasmina88 permalink
    ottobre 22, 2009

    ciao, davvero stupendo…toglie il fiato!!e ti tiene incollata a leggere fino all’ultima parola!!!!
    sembra di vivere quel momento…brava!!!!!ciaooooo

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  6. williamdollace permalink
    ottobre 22, 2009

    piùorgasmi

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  7. ottobre 22, 2009

    Ghiottone
    So*

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  8. mario permalink
    ottobre 22, 2009

    chapeau!

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  9. ottobre 22, 2009

    Grazie a tutti :)
    So*

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  10. Matilde permalink
    gennaio 11, 2010

    Vorrei fosse capitato anche a me!!!!

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  11. gennaio 11, 2010

    Idem :)
    è solo un racconto ma magari succederà! Mai mettere limiti alla vita :D
    So*

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  12. gennaio 13, 2010

    mmmm….io al massimo sono arrivato ad un lingua in bocca in ascensore….mi piacerebbe un seguito così
    ksss

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  13. gennaio 14, 2010

    io neanche quello :) però con il mio fidanzato ogni tanto facciamo andare l’ascensore fino all’ultimo piano solo per baciarci un po’ di più ;)
    So*

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  14. Justinelove permalink
    aprile 28, 2010

    Eccitante, emozionante, congratulazioni per il riconoscimento, meritatissimo!!

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  15. aprile 28, 2010

    Grazie mille :)
    So*

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  16. Etrangère permalink
    maggio 8, 2010

    E l’indomani lo schermo acceso riflette il nostro balbettare fradicio…
    Le tende non velano ciò che è stato… Il luogo è compromesso.

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